
Ok, siamo in un'area di(s)servizio, che poi è uno di quei luoghi che uno che ha studiato semiotica chiamerebbe non-luoghi, e siamo in un blog, un luogo d'incontro virtuale, forse più luogo di un'area di servizio, ma di fatto un non-luogo nel senso materiale del termine. E siamo qui per scrivere, quindi scriviamo. Oggi scrivo sullo scrivere e soprattutto sulla luoghizzazione dei non luoghi: è possibile, rendendoli umani. Uno dei miei non-luoghi preferiti è il treno; è uno dei miei preferiti - forse il mio preferito - solo a posteriori, col senno di poi, perché è un non-luogo che non frequenterò mai più - ok, è falso: volevo dire che non lo frequenterò più regolarmente come nei tre anni di università, e comunque il mai più si riferisce solo ai prossimi mesi, nei quali prenderò il treno a intervalli più rarefatti e irregolari -; è un non-luogo che ho odiato a lungo perché legato, nel mio immaginario, ad idee dolorose come la sveglia antelucana e le lezioni più noiose e i laboratori più inutili e i soldi del biglietto che non corrispondono al valore del servizio offerto e a incontri con persone sgradevoli, però è anche legato a momenti divertenti e a persone interessanti e a letture che ti segnano e ai tanti modi di impiegare il tempo del viaggio.
Uno dei modi - il migliore - è prendere il fedele bloc-notes e la fedele penna nera e scrivere o disegnare qualcosa. In treno ho scritto un sacco di cose interessanti, tra cui le ultime negli scorsi giorni: due lettere (una in parte e una intera), vari improponibili flussi di coscienza, una poesia intitolata La grottesca burla della metasemiosi è un dramma universale e un trattato filosofico che ho chiamato Sul valore segnico di un gesto in luogo di tante parole. Le ultime due cose le ho scritte ieri, durante il mio ultimo viaggio universitario in un giorno non coincidente con le date d'esame o con occasioni legate ad esami - prenotazione o acquisto di libri; iscrizione/prenotazione sulla lista degli esami/imbucamento di statini/altre meno frequenti burocratiche formalità necessarie per poter sostenere un esame - e le ho scritte sulle ultime pagine del mio bloc-notes (mentre scrivevo ho pensato che fosse una curiosa coincidenza), con una penna che mi sono fatto prestare da una ragazza che era seduta di fronte a me, perché la mia era finita (anche la penna: sarà una coincidenza, ma poteva resistere almeno un'altra mezz'oretta!); gliel'ho chiesta usando la formula "Scusa, avresti una penna? Ne ho bisogno", e mi ha guardato strano ma non me ne sono curato troppo: ero concentrato a preoccuparmi del colore della penna, che era blu elettrico, e avevo paura di iniziare a usarla; poi mi sono fatto coraggio e l'ho poggiata sul foglio e non immaginate il sollievo quando ho visto che scriveva nero nonostante il colore palesemente blu della plastica che stavo impugnando - sono fissato per questa cosa delle penne nere: se posso evitare le penne blu, le evito.
Se siete pendolari, provate anche voi. Scrivete, disegnate, descrivete o ritraete la gente seduta attorno a voi, create storie e inventate creature o lasciatevi andare al caos dei vostri pensieri e delle forme geometriche. Scrivere in treno è divertente, in certi casi aiuta a capirsi meglio e a capire meglio il luogo che potrebbe essere il treno se non lo usassimo tutti come un non-luogo, è un ottimo esercizio di scrittura e aiuta a far passare velocemente un viaggio che altrimenti potrebbe diventare una lunga, noiosa tortura quotidiana.


1 commento:
quell'universita ti ha rovinato!!! XD
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